Musica in prima e seconda

La materia “musica” è sempre una delle più sacrificate in un plesso come il nostro che funziona su 27 ore settimanali di lezione. Togli di qua, togli di là, alla fine le ore di musica faticano ad uscire. Fra insegnanti ci inventiamo le scuse più diverse: “tanto la facciamo nel teatro”, “si cantano canzoncine in inglese e in religione”; vero, ma seriamente, la musica è un’altra cosa. Se non sessanta ora, cerchiamo almeno di proporne una trentina. Ci siamo così dette di provare a proporre dei laboratori ben progettati per favorire dei percorsi coerenti e stimolanti che abbiano come tema centrale la musica e, cogliendo l’occasione della flessibilità, questi percorsi vengono concentrati magari in una parte dell’anno piuttosto che un’altra. Io ho deciso, con la collega di seconda, di proporre la musica alle nostre classi unite per esigenze di orario e disciplinari, il martedì pomeriggio. Se per gran parte dell’anno le due classi unite hanno lavorato in attività motorie, nel periodo in cui hanno svolto laboratori motori con esperti esterni alla classe, io ho proposto un laboratorio di approccio ai suoni e alla musica, soprattutto di ascolto ma anche di produzione. Ne è venuto fuori un percorso interessante e vario. Alla fine di ogni step abbiamo realizzato dei cartelloni che abbiamo esposto nella nostra aula multimediale a disposizione di tutti. Ogni argomento è durato almeno due pomeriggi del primo quadrimestre, da settembre a dicembre. Nel corso dell’anno poi, ogni occasione di incontro fra le classi prima e seconda è servito per proseguire con nuovi step.

Il ritmo: fare musica con le mani. 

Abbiamo cominciato a scoprire come si può produrre dei suoni con il nostro corpo e i bambini hanno subito proposto il battito delle mani. Il ritmo è ciò su cui abbiamo lavorato. Ritmi veloci, lenti, misti, a gruppi diversi. Lettura dei ritmi con una scrittura inventata da noi alla lavagna e produzione di gruppo.

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A spasso a caccia di suoni e rumori. 

Per il secondo step siamo usciti a spasso per il paese. Quando camminando abbiamo prodotto dei rumori, abbiamo realizzato dei concerti. il battito dei piedi da rumore si è trasformato in suono; questo almeno secondo noi. Battere i piedi su scalinate di pietra all’esterno o sulle scale della scuola, all’interno di un palazzo, produce rumori diversi; pestare delle foglie secche, strisciare i piedi su sassolini di fiume, schiacciare rametti secchi.

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La voce: cantiamo in coro.

Ho scelto, per provare a cantare, la celebre canzoncina dei 44 gatti in fila (sia perché nella mia classe si parla di gatti quest’anno, sia per fare un po’ di matematica divertente). Abbiamo cercato su Internet la canzone originale cantata dallo Zecchino d’oro e poi l’abbiamo imparata tutti, mimando quando possibile le strofe. Poi ci siamo messi in fila come i gatti e infine abbiamo realizzato il cartellone finale con ragionamenti matematici, facendo le 7 file dei sei gatti.

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Gli strumenti musicali.

Costruire strumenti che producono suoni, tipo le maracas, è un classico, ma i miei bambini li hanno preparati a casa, da soli, ognuno per conto proprio, e li abbiamo portati a scuola poi tutti insieme il giorno dell’incontro. Così all’emozione di presentare il proprio lavoro si è aggiunto l’interesse nel vedere i lavori degli altri. Abbiamo ascoltato i suoni prodotti da ogni strumento e poi li abbiamo messi insieme facendo un concerto. A dire la verità molto rumoroso e poco coordinato, più un rumore che una musica, ma io facevo il direttore d’orchestra e i musicisti seguivano almeno il ritmo, i tempi, l’inizio e la fine. Un po’ d’ordine c’era. Ognuno sul cartellone ha cercato di riprodurre oltre al disegno dello strumento realizzato, il suono onomatopeico che produceva.

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L’orchestra. propongo naturalmente l’ascolto della celebre “Pierino e il lupo” con la presentazione degli strumenti musicali che compongono l’orchestra. Distinguiamo fra suoni dolci e gravi, strumenti a fiato, strumenti a percussione e strumenti a corde. Il cartellone riproduce ovviamente la storia come la vediamo noi. La musica si trasforma in una favola.

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Le note. E’ il momento di avvicinarci alla tastiera. Io ho studiato pianoforte per alcuni anni da piccola e posso far ascoltare loro brevi brani che ricordo a memoria ma anche mostrare loro spartiti e avvicinarli alla tastiera. Uno ad uno provano a toccare i tasti e riprodurre la scala musicale. Riconosciamo i gruppi di tasti bianchi e neri e impariamo a trovare tutti i Do per cominciare a suonare la scala di sette note. Impariamo anche i nomi delle note.

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A teatro per assistere al Don Pasquale. 

Grazie a un progetto finanziato, nel mese di marzo andiamo in un vero teatro a Biella ad assistere alla rappresentazione dell’opera buffa “don Paquale”. Prima dello spettacolo proviamo in classe a cantare i ritornelli di due pezzi, a riconoscere le parole, conosciamo la trama dell’opera, i personaggi, portiamo anche ciascuno di noi un gadget per il matrimonio della sposa. Tutto finisce a teatro, ma la foto del cartellone finale realizzato e donato, la conserviamo qui per noi.

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Verifica finale a squadre: i suoni della natura.

Alla fine del percorso facciamo una gara divisi in due squadre: dobbiamo rappresentare tutti i suoni che ci dona la natura: ci sono cascate, piogge, sassi che rotolano, le voci degli animali, il vento che soffia, il fuoco che crepita. La musica è dentro la natura e abbiamo imparato ad ascoltarla.

 

 

 

 

 

 

 

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